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Ottana. Il SI al carbone della Cgil e l'attacco a Migaleddu

Vincenzo Migaleddu risponde con una nota

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OTTANA. Nonostante l'allarme meteo per le abbondanti precipitazioni, Martedì sera a Ottana si è svolto il convegno organizzato dalla CGIL Nuoro per parlare di Energia.
Il tema è delicatissimo, e sul piatto vi è la complicata questione della riconversione a carbone della centrale di Ottana Energia.
“In questi anni è venuta meno l’occupazione nell’industria di migliaia di lavoratori, a partire dal settore tessile e chimico – ha detto il segretario provinciale Filctem CGIL - L’energia, la sua disponibilità ed il suo costo, sono elementi fondamentali dell’economia. Oggi il nostro paese soffre di un costo troppo elevato dell’energia elettrica. La Cgil e la Filctem rivendicano un sistema energetico più moderno e competitivo, con un inferiore impatto sull’ambiente”.

Il sindacato esprime una posizione favorevole alla riconversione a carbone della centrale di Clivati in quanto passaggio transitorio in attesa del gas metano.

“Il nostro SI alla riconversione a carbone – ha detto ancora Zara – è un SI ragionato. Il progetto di riconversione commissionato da O.E. ad una società specializzata, ha fatto emergere che l’unica via economicamente praticabile è quella del carbone, che ha dei costi notevolmente più bassi”.

Nel corso del convegno, per confutare le tesi espresse dal radiologo Vincenzo Migaleddu, è stato anche diffuso una parte di un documento dell'Istituto Superiore di Sanità che boccia come “prive di significato” le conclusioni dello studio Somo commissionato da Greenpeace, secondo il quale il carbone costa un morto al giorno.
Migaleddu ha immediatamente risposto con una nota, che riportiamo integralmente:

Tra scienza informazione e conflitti di interesse

Nel mondo scientifico “ business bias ” indica l’interferenza  sui risultati di un ricerca  legata ad un conflitto di interessi che lega un ricercatore ad una industria o ad un centro di  potere. Le riviste serie, oltre alla richiesta di una dichiarazione di assenza di confitti di interesse,  affidano a dei revisori sconosciuti il giudizio su una ricerca allo scopo di verificare la bontà del metodo, l’attendibilità dei risultai e ovviamente l’assenza di conflitti.
Nel mondo del giornalismo oggi il problema  “ business bias ”  è di difficile soluzione; il legame che lega il giornalista  ad una industria o ad un centro di  potere (non sempre solo di tipo editoriale)    vede spesso chi scrive in una posizione di subalternità manifesta;  non basta più solo l’onestà intellettuale per assicurare una libera informazione.
Mi informano che un quotidiano locale mi attribuisce la divulgazione di dati  derivati da uno studio (SOMO) commissionato da Greenpeace sulle morti premature da combustione di carbone. Invero, ho evitato accuratamente, nella mia relazione  orale tenuta ad Ottana e in particolare  nella relazione scritta consegnata al comune, ogni riferimenti a quello studio.
Nella letteratura scientifica e nelle linee guida sulla qualità dell’aria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità esistono dati più che consolidati sui danni alla salute arrecati dalle combustioni dei fossili ed in particolare del carbone su cui basarsi. La relazione scritta da me prodotta, invece, esamina le criticità procedurali,  progettuali, ambientali, sanitarie ed anche occupazionali  dell’ introduzione della combustione del carbone,  viste dal punto di vista degli interessi collettivi delle  comunità della media valle del Tirso non coincidenti con quelle del padronato e, ahimè, con quella di alcuni sindacalisti nella duplice veste anche di consulenti aziendali.
Ritorniamo al giornalismo locale  e al “ business bias ”  per ricordare come il centro di  potere di riferimento   non solo editoriale ha un interesse non certo marginale nella produzione energetica da combustione di carbone, per esempio, in Liguria.  La polemica sulla ricerca  SOMO di Greenpeace a opera di un  funzionario del Ministero della Sanità, del resto, ha spazio sulle pagine dei giornali e non  in un ambito scientifico accreditato. Quindi perché non riproporla in colonia magari con la complicità di qualche amministratore locale professionista in ambiguità?
E’ triste che ciò avvenga in momento cosi difficile per l’Isola, sconvolta da eventi non certo casuali,  ma ben correlabili ai cambiamenti climatici dovuti all’emissione di gas serra per l’uso ossessivo di combustibili fossili; quando, invece, il senso  solidaristico di comunità dovrebbe farci riflettere  sugli interessi collettivi nella gestione dell’ambiente e del territorio,  già fortemente insidiato   per assecondare gli interessi di pochi.

 

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