Il titolo magistrale non è più valido per accedere alle graduatorie ad esaurimento se non si è in possesso dell'abilitazione concorsuale: questa, in sintesi, la decisione assunta dal Consiglio di Stato il 20 dicembre che ha scatenato le proteste di tante insegnanti, ritrovatesi improvvisamente a rischio licenziamento.
La vicenda è complicatissima e per comprendere il livello di tensione basti dire che le maestre sono in presidio permanente a Roma davanti al Miur dal 28 aprile, dormono in macchina e hanno intrapreso lo sciopero della fame: una forma di protesta che porteranno avanti finché non otterranno risposte alle loro istanze.
Una lotta durissima a fronte di un diritto prima acquisito e poi leso: le insegnanti abilitate si vedrebbero infatti estromesse dalle graduatorie ad esaurimento (GAE), per confluire nella 2^ fascia delle graduatorie d'istituto, rischiando di non vedersi più assegnare le supplenze e tanto meno l'inserimento in ruolo, nonostante i pregressi anni d'insegnamento.
La situazione ha addirittura creato delle fratture all'interno della stessa categoria, concretizzatesi in Provincia di Nuoro in prese di posizione pubbliche da parte delle cosiddette Gae storiche, ossia le insegnanti precarie della scuola primaria e dell'infanzia, che hanno manifestato la loro opposizione più ferrea all'ingresso nelle graduatorie ad esaurimento delle diplomate magistrali abilitate, chiedendo l'immediata applicazione della sentenza del Consiglio di Stato.
All'irrigidimento della posizione delle colleghe rispondono oggi coloro che rischiano di perdere il posto di lavoro e lo fanno rimettendo al centro anzitutto il principio guida della loro professione, quello cioè di chi svolge la funzione di educatore: «non vogliamo una guerra interna, la guerra delle cattedre non esiste – ci dicono da Macomer e Borore Antonella Fadda e Francesca Deligia, che parlano per il Coordinamento dei Diplomati Magistrali – noi siamo insegnanti, non facciamo nessuna guerra, non è educativo».
Rispondono anche a chi vorrebbe giustificare l'esclusione dalle Gae con una formazione inadeguata o incompleta: «siamo formate e abbiamo i titoli. Io ho una laurea, 2 master e una specializzazione nel sostegno – ci dice Antonella - molte di noi hanno vinto il concorso nel 2017 e se non entreranno di ruolo entro 3 anni perderanno tutto. Stiamo chiedendo diritti per tutti».
Sulla stessa linea anche Maria Giovanna Ortu, che sottolinea l'errore di fondo del creare tensione interna: «non possiamo contrapporci tra noi – dice – occorre lottare unite, perché è il sistema che ha creato il problema».
Una posizione condivisa anche dalla referente nazionale del Coordinamento Silvia Mureddu, in presidio a Roma, 3 figli, di ruolo da 2015 ed ora a rischio licenziamento: «non vogliamo una guerra tra poveri. Ci sono 6 mila persone a rischio licenziamento. Chiediamo un decreto d'urgenza per sanare questo pasticcio che ha creato una disparità di trattamento tra aventi gli stessi titoli, una sorta di tagliola del merito».