Emancipazione Femminile, Ecologia, Ridistribuzione delle Ricchezze e Convivenza Etnica e Religiosa : da Kobane i percorsi differenti dell'Islam nel racconto a fumetti di Zerocalcare

Giulia Serra
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26/02/2015
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Attualità
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“Dovresti staccare un po' dalle vicende bolotanesi e del Marghine in generale, ti vedo un po' stressata” mi ha detto un caro amico mettendomi tra le mani un allegato pubblicato dalla rivista “Internazionale”: “Con il cuore a Kobane. Reportage a fumetti dal confine turco-siriano tra i combattenti curdi che difendono la città dal gruppo Stato islamico” di Zerocalcare.
“Non mi vuole tanto bene...” ho pensato inizialmente, accettando comunque l'invito alla lettura, che è di per sé sempre un'esortazione benevola.

A volte bastano 40 pagine per aprirti un mondo, per trascinarti prepotentemente dentro dimensioni altre, lontanissime sì, eppure così vibranti e vive nelle tavole del giovane fumettista romano Zerocalcare.
Una narrazione dall'intensità sorprendente del viaggio che lo ha portato al confine tra Turchia, Siria e Iraq, a Rojava, la striscia di terra che, dal 2011, i Curdi Siriani hanno proclamato autonoma, retta da un Confederalismo Democratico: a regolare la vita un Contratto Sociale basato sulla Convivenza Etnica e Religiosa, la Partecipazione, l'Emancipazione Femminile, la Ridistribuzione delle Ricchezze e l'Ecologia.
Un modello davvero differente dunque, che pone per esempio al centro il tema della sostenibilità ambientale (così urgente eppure sempre così trascurato) e della figura della donna e della sua emancipazione: un modello che stride con l'immagine stereotipata che abbiamo dei luoghi e delle società musulmane, che si tende troppo spesso, in Occidente, a dipingere con un'unica, fosca tonalità.

Cosa ricorda invece Kobane nel nostro immaginario? La guerra ovviamente, quella che quotidianamente rimbalza dagli schermi televisivi delle nostre case, sintetizzata in 3 minuti di servizio giornalistico nel quale solitamente non si capisce bene che succede, quali sono le fazioni in campo, chi rappresentano, chi ha ucciso chi e per quali ragioni. Si capisce che c'è la guerra, che c'è l'Isis e che siamo tutti sempre e comunque in pericolo.

Kobane è invece una città simbolo, è “il centro del mondo” nello sguardo del fumettista Zerocalcare, che svela chiaramente, nella raffigurazione complessa della sua tavola, un mondo dalle connessioni multiple, e che con altrettanta limpidità scrive di Kobane: “ il centro di tutte le contraddizioni e i conflitti del mondo globalizzato. Dove gli americani bombardano ma non troppo, la Turchia sta nella Nato ma in realtà aiuta l'Isis contro i curdi, c'è una società musulmana che ha fatto della liberazione della donna la sua bandiera e che combatte da sola un'altra società musulmana che ha fatto dell'oppressione di genere e religione la sua.”

Nella parte dedicata al “Modello Rojava” sono le donne a raccontare la rivoluzione messa in atto in quel territorio, nel quale, prima dell'arrivo dell'Isis, ogni quartiere aveva una “casa delle donne”, una sorta di presidio dove insegnare ed educare alla libertà, dove la donna assume un ruolo determinante nella società, rifiuta e lotta contro le violenze domestiche, le denuncia, trascina gli uomini in tribunale e abolisce i matrimoni combinati contro la sua volontà. Quelle stesse donne che, con l'assedio dell'Isis, sono diventate combattenti sul campo per difendere la loro diversità o che gestiscono e coordinano i campi profughi e i villaggi che ancora resistono.

Ecco perché essere a Kobane, ecco perché l'esigenza di raccontarla, di svelarla, di vedere oltre le immagini di terrore che generano solo altro terrore che rimbalzano nelle nostre tv.
Perché agli occhi attenti non sfuggono le differenze, le sfumature, le vite umane, le ragioni ideali e le forme tristemente reali dei conflitti esistenti, che ci riguardano purtroppo solo se minacciano i nostri confini.
“Con il cuore a Kobane” Zerocalcare realizza un lavoro dall'importanza straordinaria, una testimonianza che restituisce senso al reportage e che sprigiona, attraverso la forma  fumetto, il potere dirompente del racconto scaturito dallo sguardo nitido di un punto di vista libero.

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